
Robert Sheckley, Bruno Vitiello e Ugo Malaguti nella sede
della Perseo Edizioni a Bologna.
Bruno Vitiello e Robert Sheckley nella sede
della Perseo Edizioni a Bologna.
Robert Sheckley, famosissimo autore della fantascienza statunitense
(e quindi mondiale), è morto per le conseguenze di un aneurisma celebrale,
all'età di 77 anni, il 9 dicembre del 2005 a New York.
Si tratta di uno scrittore troppo noto, a livello internazionale, per ricordare
qui i suoi molti romanzi e racconti, scritti quasi tutti tra gli anni '50
e '60, opere che hanno dato un'impronta significativa, nuova, originale
alla storia della fantascienza.
Sheckley è stato uno degli ultimi grandi (di ancora viventi resta
forse solo Frederick Pohl) che hanno reso onore a questo difficile e sempre
vitale genere letterario, utilizzando gli stilemi e gli elementi tipici
della science fiction in chiave ironica, surreale, a volte amaramente
sarcastica, utilizzando il paradosso scientifico e sociologico come specchio
distorcente per mettere in luce le molte, devianti storture della società
occidentale moderna.
Maestro
del sarcasmo, degno discepolo di grandi autori satirici come Jonathan Swift
e Aldous Huxley (che Sheckley inseriva tra i suoi autori preferiti), dai
racconti di questo genio della letteratura contemporanea sono stati tratti
anche alcuni film, il più famoso dei quali è La decima vittima
(1965) del regista italiano Pietro Germi, interpretato da Marcello Mastroianni.
Ma perché ricordare qui proprio Robert Sheckley, tra tanti
celeberrimi scrittori che hanno reso grande la science fiction? Perché
io, nonostante non riesca ancora a crederci, Robert Sheckley lo incontrai,
pranzai e chiacchierai a lungo con lui durante un bellissimo, indimenticabile
incontro organizzato dalla Perseo Libri, e dal suo vulcanico direttore
editoriale Ugo Malaguti, tra lo scrittore americano di passaggio a Bologna
e alcuni degli autori, traduttori e simpatizzanti della casa editrice emiliana,
tra i quali ho avuto la fortuna di esserci anch'io.
Si trattò di un incontro amichevole, del tutto informale con il famoso
mostro sacro della sociological science fiction, durante il quale
ebbi l'occasione unica, irripetibile (anche se allora non potevo immaginare
che, dopo poche settimane, la morte ci avrebbe strappato l'ironico, distaccato,
filosofico sorriso di Robert) di colloquiare e di scambiare opinioni con
uno degli ultimi maestri di questa letteratura, una persona che si rivelò
subito squisitamente gentile, garbata, modesta fino all'inverosimile...
E immaginate quale emozione, quando mi chiese se avessi qualche mio racconto
tradotto in inglese, perché avrebbe gradito leggerlo! E lo diceva
con reale interesse, come se davvero fosse curioso di scoprire cosa scrivesse
questo piccolo, misconosciuto, periferico autore italiano di fantascienza...
Ecco, questo era Robert Sheckley.
Come tutti i grandi, sapeva uscire da se stesso, sempre curioso e attento
al mondo circostante... Addio, Robert.
Quelle poche ore a Bologna sono state importanti per me. Non le dimenticherò.
Speriamo un giorno di rincontrarci, in qualcuno dei nostri strani e bizzarri
universi, per pranzare e chiacchierare ancora insieme.
Italcon e Romics